domenica 14 giugno 2009

Mangiafuoco

Un regalo, per me, non è nulla, è come una fiaccola lasciata cadere in un pozzo buio, profondissimo. E la delusione arriva, a un certo punto, anche se non sai bene quando: in quale momento la fiamma raggiungerà il fondo e lo illuminerà? Quando la mancanza di ossigeno smorzerà la speranza? Nessuno immagina che la fiamma non si spenga, che la fiamma scivoli sempre più giù, sotto strati di buio, finché gli occhi smettono di vederla e la fiamma di mostrarsi.
L'arte del mangiafuoco mi viene naturale. Capisco gli starnuti di commozione del burattinaio di Pinocchio, il suo cuore intenerito dai sensi di colpa. Questo è l'effetto che produce il dissolvimento - volontario, o involontario - di qualcosa, fosse pure una fiamma, in chi lo provoca. Non dimentico gli occhi di chi mi ha donato pegni d'amicizia, o d'amore; le pupille dilatate dapprima, poi smarrite nell'assenza di un effetto, finché un "grazie" sussurrato e diretto scioglieva l'ipnosi, o l'illusione di uno scambio di sentimenti mediante qualcosa di visibile e tangibile. Deludo l'unico piacere che molti cercano, osservare gioia e riconoscenza. Quando questi, invece, sono i sentimenti di chi dona, mi ritraggo, perché so di non meritarli. Preferisco dare, seguire con fede il cammino di una fiaccola nel buio.

Gli uomini disapprendono l'arte del dono. C'è qualcosa di assurdo e incredibile nella violazione del principio di scambio; spesso anche i bambini squadrano diffidenti il donatore, come se il regalo non fosse che un trucco per vendere loro spazzole o sapone

5 commenti:

Elena ha detto...

Mi sembra la luce immobile di una nevicata notturna diffusa qui, il desiderio doloroso quasi di non dover mentire. Abbandonarsi così alle correnti imprevedibili del pensiero è come una resa ... mettersi in gioco senza difendersi o risparmiare niente di sè stessi, non so bene se sia un errore, o una scommessa. Dovessi scegliere un luogo dove nascondermi, restare e chiudere un pò gli occhi sarebbe al centro, proprio sotto lo sterno. E' lì dentro che nascono i lampi della mente che poi non si possono ignorare, troppo vicini ma distinti dai tumulti del sangue.
Ho sempre avuto paura di qualunque dono. Paura di non comprenderlo, della domanda che sottintende. La paura, ancora, di dover mentire. Dare mi è difficile, perchè temo, il più delle volte senza alcuna giustificata ragione, di generare sospetti negli altri
Ci sono tante altre cose che vorrei dirti ancora, sul seme del cambiamento e le ancore mobili, sul senza guardarsi negli occhi, sul muschio, sulle parole..

Gioacchino ha detto...

Cara Elena, ho trascorso una notte difficile, nella quale mi sono reso conto, tra le altre cose, di aver sbagliato a suggerirti l'idea che i silenzi e le intenzioni abbiano più importanza di parole e azioni. Quel suggerimento aveva valore solo per me: ci si abitua alle sfumature, si diventa dipendenti da esse, quando ti è vietata ogni forma di contatto e di interferenza con altre vite umane ed esiste un dialogo soltanto tra te e te stesso, avversari e complici, capaci di parlarsi soltanto attraverso metafore e sottintesi, silenzi e malate ironie, perché altro modo non c'è per comunicarsi le angosce sottili, le minime alterazioni chimiche che forse un giorno potranno rivelare una via di salvezza, i segreti. Anche io temo di dare, il più delle volte, e per questo dono sempre con una certa spavalda indifferenza, tenendo per me soltanto... l'intenzione. Ho iniziato a recitare una formula insieme alla consegna del dono: "Ti regalo questo perchè ti voglio bene", oppure "Perché sei mio amico, perché voglio che abbia qualcosa che ti ricordi di me".
A volte, ti sforzi di non mentire, ma non puoi dire comunque la verità: alla fine esponi agli altri soltanto il risultato macilento o accuratamento terso della battaglia interiore, che è un compromesso tra la paura e il desiderio di afferrare una mano amica. Forse hai già notato che certe mie risposte ai commenti dei miei post sono più lunghe dei post stessi: è perché lì, di fronte a un essere umano, e non a una pagina bianca elettronica, puoi per un attimo dire chi sei, cosa cercavi di dire veramente. Ma mi chiedo spesso se io non sia in realtà quell'indeterminatezza digitata alla tastiera, rapita con molti sforzi alla vita spenta che a stento mi anima, come singulti di una coscienza arrivata al suo capolinea. Non è un vano desiderio: direi e farei altro se potessi, se potessi riavere indietro la mia vita, se potessi averne una qualsiasi in cambio di questa, e ricongiungermi con me stesso.
La colpa potrebbe essere mia, se non hai ancora detto ciò che pensavi. Ma non dovresti avere timore di parlare. Qui le parole non vanno sprecate. E' vero che c'è questa schizofrenia della scrittura pubblica e privata dei blog, che può creare resistenza, ma sia tu che io siamo ormai dei veterani in merito, no?

Gioacchino

Elena ha detto...

Sai cosa penso, Gioacchino, che qualche strano meccanismo, forse è semplice paura, stia paralizzando entrambi. L'eccesso di indeterminatezza e il gioco tra il detto e il non detto sono sempre stati un mio grande difetto, che alterno a sprazzi di spontaneità di cui poi mi spavento subito dopo, e ora mi rendo conto che non so più accorgermi di cosa dico quando non dico e di cosa non riesco a dire quando mi perdo in sterili sproloqui. Forse, ed è più che un sospetto, io e te non potremmo mai a parlarci in modo diverso da questo, ma che importa, io non ne ho paura. Non hai sbagliato niente, a me sembra che questo incontro sia bello e giusto così com'è, e se devi avere una notte difficile fa che non sia per paura di ciò che mi hai scritto o di ciò che ti scrivo... Cose che, anche se per una concomitanza forse troppo esatta di tempi e modi hanno agitato anche il mio sonno, altro non mi regalano che piacere e felicità, anche se di un genere ansioso che non riesco ancora bene a decifrare. Non ho taciuto nulla che volessi dire e non ho detto a causa dei tuoi suggerimenti. Se l'ho fatto è solo per le mie personali fobie di cui non hai alcuna colpa.
Quello che penso è solo questo: che ho incontrato una persona, di averla incontrata come si incontrano le persone che non si conoscono ma camminano una verso l'altra perchè scorgono qualcosa da voler capire meglio o che sentono possa spiegare qualcosa di loro stessi, anche se solo attraverso le luci fredde e le ombre di una pagina elettronica.
A me sembra tanto anche così. Purchè riusciamo a liberarci della paura..
Cerca di dormire bene se puoi
Elena

Gioacchino ha detto...

Se può consolarti, e dovrebbe, non c'è nulla, tra le cose dette e non dette, finora, da te e da me, che abbia destato le mie paure. Al contrario, la necessità di essere sincero, scaturita dall'incontro con una persona che reputo degna di stima e di ammirazione, ha arginato al momento la marea di torpore e di reticenza delle quali io stesso per necessità mi circondo, e mi ha spinto a mettere da parte la solita cautela preventiva che uso nei rapporti. Questo è il senso della rettifica di questa mattina. Passare dalla cantilenante salmodia del monologo interiore alla vivacità di un vero dialogo, nel quale la concentrazione, la misura e l'imprevisto vanno di pari passo con il piacere dell'attesa, richiede talvolta alcuni aggiustamenti. Specialmente quando ci si rende conto che ogni apparente fallimento nel tentativo di raggiungere l'interlocutore è in realtà un passo avanti. Stranamente, in questo genere di cose, mi sento ottimista. Forse l'unica parola importante che fin qui non è stata detta è "fiducia", qualcosa con la quale bisogna sempre fare i conti. La mia insonnia non è dipesa da te, piuttosto dal... titolo di una canzone. E' stata una fortuna, anzi, dovermi sforzare di pensare con calma agli eventi importanti della giornata, alle cose lette e scritte. Buona notte anche a te

Gioacchino

Elena ha detto...

Caro Gioacchino,
la mia insonnia non è del tutto guarita ma le mie ansie, anche quelle positive, sono sempre in agguato la notte, spero sia andata meglio la tua.
Che tu abbia pronunciato (scritto) la parola "fiducia" mi fa sentire in pace.
E poi, ancora, che tu dorma o non dorma, c'è sempre, anche l'e-mail.
Un caro saluto
Elena