
Non riesco a paragonare il passato e il presente sulla base di un valore effimero come la felicità. Ci sono vecchie pagine e memorie che sembrano intrise di amore e di speranza, e lo sono a dispetto del contesto di dolore in cui sono state impresse nella pietra del tempo. Allora, mi sembravano necessarie alla vita, ma la vita è pure questa che vivo adesso, cieca di ogni speranza. La vita che mi è rimasta è solo un contesto, e forse è tutto: l'indole ombrosa, il disamore, il bisogno continuo di una perfezione che non mi pare mai neppure accennata, l'odio appreso nella culla, il calore dissipato in acerbi contatti, il desiderio di raggiungere il fondo nero della mia coscienza dove non c'è "quasi" più coscienza... Se tutto ciò rimane, allora, non ho perduto nulla nei numerosi addii, o nella protratta solitudine. Nulla ho guadagnato sopravvivendo ai rimpianti, per anni. Io credevo che sperare volesse dire dissiparsi, così temevo che il nulla fosse fiorito prima della speranza. Ora, mi consola sapere che le antiche passioni si siano spente e che i sogni siano rimasti vaghi come la nostalgia, perché è meglio questa immobilità che sentirsi morire per la perdita di un piacere passeggero, anche se la vita è altro, la vita trasforma quel bene in qualcos'altro.
Immagine: Paola Marinangeli, Milkweed flower in bloom.


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