
Pochi giorni fa si è conclusa positivamente una faccenda che poteva diventare molto spiacevole. Da allora mi sforzo di provare qualcosa per il successo ottenuto - sollievo, gioia, perfino nostalgia delle preoccupazioni passate -, pur sapendo che non vi riuscirò, come non vi sono riuscito prima, quando si trattava di una minaccia presente. Trovo strano che mi assalgano sempre emozioni scaturite non da qualche fatto concreto, ma dall'oscillare della bilancia del mio equilibrio interiore, nato probabilmente a scapito di una normale ricettività dei segnali del mondo circostante. Sono ormai rassegnato a prendere le mie decisioni, quando verrà il momento di farlo, senza tener conto di eventuali istinti e suggerimenti del cuore, basandomi soltanto sulla logica e sulla necessità di non spezzare la mia pace precaria.
Forse perché, in fin dei conti, tutte le decisioni che ho preso in passato, all'apparenza con l'uso della ragione, non sono state altro che razionalizzazioni di sentimenti incontrollabili, adesso, senza cuore, mi sento cieco, incapace di compiere un passo, non solo per mancanza di obiettivi, ma anche per carenza di stimoli. Se gioissi, come forse dovrei, delle mie vittorie, chissà che lo slancio non mi porterebbe al desiderio di nuove sfide! E se il timore delle cose ignote non fosse ormai una bestia addomesticata, chissà che reagendo non ucciderei la paura! Vivo invece nell'"istante", non necessariamente privo di gioie e di dolori, ma ancorato alla loro breve esistenza: cessato il loro volo, cado anch'io con essi.
Forse perché, in fin dei conti, tutte le decisioni che ho preso in passato, all'apparenza con l'uso della ragione, non sono state altro che razionalizzazioni di sentimenti incontrollabili, adesso, senza cuore, mi sento cieco, incapace di compiere un passo, non solo per mancanza di obiettivi, ma anche per carenza di stimoli. Se gioissi, come forse dovrei, delle mie vittorie, chissà che lo slancio non mi porterebbe al desiderio di nuove sfide! E se il timore delle cose ignote non fosse ormai una bestia addomesticata, chissà che reagendo non ucciderei la paura! Vivo invece nell'"istante", non necessariamente privo di gioie e di dolori, ma ancorato alla loro breve esistenza: cessato il loro volo, cado anch'io con essi.
Ben si abbandonò di colpo contro lo schienale della sedia. Aveva ottenuto quel che voleva, o almeno il simulacro, l’immagine - la verità, infatti, gli importava meno dell’illusione di aver posseduto per un istante quanto desiderava.
Irène Némirovsky, I cani e i lupi, Adelphi, 2008.


2 commenti:
Ciao Gioachino,
cosa farei io se agissi solo attraverso la ragione? Cosa diventeri o meglio chi sarei?
Sì seza cuore, mi sentirei anche io senza stimoli, sarei davvero cieca.
Vivere l'istante? Forse non è poi così sbagliato, forse è sbagliato vivere troppo di passato o essere troppo proiettati nel futuro.
L'illusione, il mlmento in cui speri che qualcosa accada forse vale di più della realizzazione in sè...
Mi dai sempre tanti stimoli per riflettere.
Passato, memorie, sentimenti, speranze... Sembra tutto svanire. Lo desideri e accade. Si dice: "Attento a ciò che desideri, potrebbe avverarsi". Nella confusione sono riuscito a conservare e inseguire un obiettivo valido: farla finita con le illusioni. Nella mia situazione non potevo sperare altro. Bisogna eliminare il superfluo. Cosa te ne fai di un cuore se non hai nessuno da amare, o se continui ad amare soltanto il passato? Certo, ora mi sento incompleto, ma prima, forse avevo troppe cose in testa e nel cuore; e non stavo meglio. A presto,
Gioacchino
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