Questa primavera è così dolorosa per colpa della mia cattiva memoria. La luce sembra una cosa totalmente nuova, erompe la mattina dalle finestre socchiuse, scandaglia impietosamente ogni difetto del mio misero alloggio, dentro il quale è confinata la mia misera vita. Ma difficilmente nel cielo potrebbe esserci qualcosa di nuovo, e anche in me, di questo ne sono certo. Mettendo insieme i due-tre frammenti di passato che attraversano saltuariamente la mia scatola cranica posso dire quasi con certezza che per molti anni ho odiato il vento e poi, il grigio dei lunghi mesi invernali nel mio esilio a Nord. Ragioni diverse, luoghi diversi. Ma da quando sono tornato a casa, nella luce plumbea e fredda del cielo e nella pioggia ininterrotta - che dai miei confusi ricordi cade con più abbondanza oggi che in passato - vedo due alleati. Quando, attraverso l'avversità delle condizioni atmosferiche, sembra che anche la Natura si sia rivoltata contro quaesta città di anime perse, le strade, che di solito sono affollate di sfaccendati e maleducati, si svuotano e io posso camminarvi assecondando il ritmo dei miei pensieri, senza dover compiere acrobazie per evitare di essere urtato dagli altri pedoni. Resto solo, con i frammenti impuri delle loro attività quotidiane, quelle che non temono il mal tempo. Dell'estate scorsa ricordo solo l'ombra claustrale del mio appartamento e le fughe sotto il primo sole del mattino, poi sotto quello del mezzogiorno. Il sole si rifletteva sui volti un po' selvaggi delle persone in strada, era - come è normale che sia - un invito a vivere, talmente solenne da durare, a queste latitudini, quasi tutto l'anno, ma per me non significava altro che folle rumoreggianti, sporcizia, insensatezza; l'ombra cancellava la loro inutile presenza, per ridarmi a me, alla mia cauta indolenza, al mio vuoto familiare. Delle sere e delle luci crepuscolari mi rimangono poche impressioni, le albe sono più definite. Per chi ha poca memoria - sebbene ai pochi e forse falsi ricordi mi aggrappo disperatamente - ogni stagione inaugura una nuova esistenza: così, l'inverno che si è appena concluso ha significato per me l'attesa e la gioia delle giornate piovose. Si preannuncia una primavera chiara, ancora non so con quale animo la vivrò, ma una cosa non cambia mai: sarà un'estate solitaria, simile a quelle dell'infanzia, a quelle dell'adolescenza, a quelle della giovinezza che va spegnendosi, già presaga dei freddi futuri della maturità e della vecchiaia. Amare o odiare il sole, la pioggia, o il vento, per me cambia pochissimo, perché si tratta sempre e comunque di sopportare il mio male, cosa che non potrà mai essere gradevole, ma più o meno accettabile.
Immagine: Ada Stallman, Summer City Collage.


5 commenti:
Gioachino, non so cosa succede... Ma io ti commento e torno qui e non trovo nulla. Che cosa sto sbagliando?
E' almeno la terza volta. So che non sei tu a cestinarmi... Adesso vedo se questo rimane. A presto
Giulia
Io sono una che banalmente rinasce ad ogni nuovo cielo limpido, ad ogni promessa di giornata tiepida, una che il caldo rende più propensa alla sensualità, una che adora il dio Sole, insomma.
Mi ricordo pero', e spero resti un ricordo, di un lungo periodo in cui il blu del cielo oltre la mia finestra, gli uccelli cinguettanti e la brezza tiepida, erano mortali nemici, si' perché parevano godere nello sbattermi addosso quella gioiosa parata di segni primaverili per sprofondarmi nel mio inverno.
La verità sta nel nostro male, gli elementi non ci amano né ci odiano, e forse cio' che più ci ferisce è la loro indifferenza(?).
Torna a trovarmi in "stanze all'aria", mi hai fatto davvero una bella sorpresa, affacciandoti!
Giulia, neanche io capisco che cosa sia successo, ma sono contento che il problema sia cessato. Posso continuare a chiamarti così, non è vero?
Sabrina, è vero, al natura non c'entra. Se mai mi verrà qualcosa di buono nella vita, credo che verrà da essa, e la sua capacità di adattarsi, per me, dovrebbe essere d'esempio. Al momento faccio valere gli elementi pratici su quelli teorici e sentimentali, quindi, finché la pioggia tiene lontani gli scocciatori...
Verrò a trovarvi entrambe nelle vostre nuove "Stanze". Complimenti, ancora.
Gioacchino
Io passo per una persona forte, tenace... Ma sapessi quanta malinconia mi porto dentro. Non ne parlo molto. A volte mi fa male, a volte no. La malinconia, la voglia di solitudine, di uscire dal rumore della gente a volte mi fanno ritrovare la volgia di affaccairmi alla vita con sobrietà. Ho visto e toccato con mano quanto la vita sia crudele, l'ho visto davvero... Per questo però bisogna uscire e portarsi nel mondo per impedire che il frastuono domini. Portare nel mondo la malinconia per me vuol dire, impedire agli altri di schiacciarci o di schiacciare chi non è come loro.
Non so se mi sono spiegata.... Spero davvero che il problema si sia risolto e di tornare a trovarti potendo anche dialogare con te.
Un caro saluto,
Giulia
Giulia, spero di non aver dato un'idea sbagliata di me (ma d'altronde, come potrei averne data una corretta, con tutti i miei misteri: quindi forse è meglio così); non è mia volontà autoesiliarmi dall'umanità, a causa della mia "malinconia" (sentimento o, piuttosto, stato difficile da definirsi, come tutti i sentimenti), semmai è il contrario: è questa involontaria lontananza da tutto ciò che scorre, dal normale ciclo di fortune e di disgrazie, di decisioni, di incontri e di abbandoni, che mi rende irrequieto, e a volte talmente intollerante a farmi desiderare un silenzio e una solitudine assoluti. Mi dico, se devo restare solo, tanto vale che sia alle mie condizioni, che non ci siano intrusioni anonime e fastidiose, che nessuno possa accampare diritti sul mio isolamento in base a un suo non ben precisato diritto di vivere. Forse che non ne ho diritto anch'io? Il colore di tutto ciò è il grigio, l'evento climatico è la pioggia: facilitano il raccoglimento, il senso di un possibile divenire. E' vero anche ciò che scrivi, sulla necessità di testimoniare se stessi, anche le proprie note di dolore, non partecipando alla falsa orgia collettiva del bello, del sano, del divertente. A volte prevale un senso di inadeguatezza, ma è certamente meglio che rimanere in un angolo, silenziosi, a guardare. Testimoniare, è quel che qui anche io sto cercando di fare, e che un tempo, trovandomi in compagnia, facevo ostinatamente. A presto,
Gioacchino
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